AUT Magazine

Stefano Mastropaolo
Disco Bambino, o dell’Italia che borbottava ma permetteva

Molto prima che la TV cedesse alla pornografia del dolore e ai plastici del lutto, esisteva un’Italia al contempo bacchettona e permessiva, capace di mandare in onda il paganesimo in prima serata e mascherarlo da varietà. È da questo scarto tra il decoro di facciata e la pura audacia visiva che nasce Disco Bambino, il progetto digitale che trasforma Instagram in un lucido archivio dell’ossessione pop tra meteore dimenticate, fallimenti sublimi e icone immortali. In questa intervista, il suo ideatore Giuseppe Savoni ci guida dietro le quinte di un’epoca in cui la trasgressione era una forma d’arte, un’illusione necessaria e un’irripetibile comunicazione segreta dal futuro. Tra Stryx, Raffaella, Moana e canzoni durate meno del proprio minutaggio, l’Italia costruiva un immaginario queer e camp prima di vergognarsene e chiamarlo trash.

Stefano Mastropaolo
Spin Time deve tornare pubblico. Una città non si sgombera

Un incendio ha costretto quattrocento persone fuori dall’edificio che abitavano da tredici anni, ma ciò che rischia di andare perduto non è soltanto un tetto. Spin Time è un modello abitativo, sociale e culturale costruito dentro il vuoto lasciato dalle istituzioni. Una storia che riguarda direttamente AUT, il C.C.O Mario Mieli e tutte le soggettività lgbTqia+ che hanno imparato a trasformare spazi negati in famiglie di scelta. Roma ha risposto con la presenza, la cultura e un crowdfunding: ora il Comune deve riportare il palazzo alla città.

Stefano Mastropaolo
Dopo l’attentato di Berlino: la piazza come nostro spazio sacro laico

Dal rifugio clandestino dei club alla conquista della piazza, il Pride è diventato il nostro spazio sacro laico: il luogo dove la vulnerabilità incontra la libertà. Ma oggi quella piazza è sotto attacco, stretta tra la violenza del fanatismo religioso e la strumentalizzazione di una politica che usa le tragedie per creare nuovi nemici. Difendere il Pride non significa solo proteggere una festa, ma impedire che l’odio e il relativismo ci ricaccino nell’ombra. Tra Amsterdam e Berlino, una riflessione doverosa sul Pride come conquista pubblica, bersaglio politico e luogo da difendere da ogni estremismo, visibile o normalizzato.

Stefano Mastropaolo
La fotografa Ivana Noto e il suo progetto MUTA. La parola ai corpi

Abbiamo incontrato la fotografa Ivana Noto per esplorare MUTA, un progetto visivo che restituisce al corpo la sua presenza primaria, liberandolo da diagnosi, canoni e narrazioni imposte. In un’intensa intervista, l’artista ripercorre la genesi di quest’opera collettiva e transfemminista – nata da un’esperienza di malattia e maturata nel dialogo con volti noti e persone comuni – che trasforma lo scatto in uno spazio sicuro di autodeterminazione. Dalla stoffa bianca usata come soglia di libertà al rigore dei ritratti a grandezza naturale destinati al Mattatoio di Roma, scopriamo come la fotografia possa smettere di “catturare” per iniziare finalmente a “incontrare”. Un progetto che, su Aut, non può non essere raccontato.

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