Dopo qualche mese di pausa, Aut torna con una nuova energia e una linea editoriale arricchita. La nostra identità rimane la stessa: continuiamo a proporre approfondimenti e longform, la nostra cifra distintiva, ma da questo numero di marzo – il primo del 2025 – affianchiamo una sezione più leggera e aggiornata con maggiore frequenza. Qui affronteremo temi di attualità che vanno oltre il monografico, recuperando anche le rubriche che tanto successo avevano riscosso su Aut quando era in formato cartaceo: cinema, libri, teatro, insieme a nuove rubriche pensate ad hoc per noi. Questa nuova sezione si chiama Aut Now e sarà il nostro spazio dedicato all’attualità, ma non solo. Qui daremo voce a storie, persone e approfondimenti che raccontano il presente, alla maniera di Aut. In particolare, ci concentreremo anche su ciò che avviene all’interno del Circolo Mario Mieli, nostro editore, diventando una lente di ingrandimento e uno zoom di riflessione sull’ecosistema dell’associazione. Sarà un osservatorio costante sulle realtà e le esperienze che animano il nostro Circolo, dando spazio a iniziative, progetti e testimonianze che meritano di essere raccontate.
Il tema monografico di questo mese, che non si esaurisce tutto insieme ma verrà alimentato anche nei prossimi mesi restando una finestra aperta, è un focus sulla comunità trans e sugli attacchi che ha subito nell’ultimo anno, in particolare negli Stati Uniti, con il ritorno di Trump, ma anche in Europa, dove la situazione non è certo rosea. Abbiamo scelto di chiamarlo The T Word, un gioco di parole che richiama sia la T di Trans, sia la T di Trump, il cui operato ha reso evidente il bersaglio principale della sua politica reazionaria. L’amministrazione Trump ci va giù duro. Dalla cancellazione delle tutele sanitarie al divieto per le atlete trans di competere nelle categorie femminili, fino alla rimozione di ogni riferimento alle persone transgender dal sito dello Stonewall National Monument, il disegno è chiaro: colpire la parte più visibile e vulnerabile della comunità per erodere le libertà di tutti. Ma la storia ci insegna che senza la lotta delle persone trans, il movimento LGBTQIA+ non sarebbe mai nato.
Per questo, oggi più che mai, sentiamo forte l’esigenza di difendere la lettera T. Non possiamo dimenticare che il movimento per i nostri diritti ha avuto inizio grazie a loro: dalle rivolte di Stonewall, guidate da donne trans nere e latine come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, alle battaglie per il riconoscimento legale delle identità di genere. Ogni passo avanti che abbiamo fatto è stato possibile grazie alla loro visibilità, al loro coraggio e alla loro resistenza. Anche in Italia. Ad esempio, grazie a figure fondamentali come Porpora Marcasciano, che, ironia della sorte o adeguato contrappeso, ha ricevuto la candidatura al Premio Nobel per la Pace proprio nel mese in cui si insediava il “nuovo” presidente e, come lei stessa ha dichiarato, vincere nell’era di Trump sarebbe davvero un sogno. Sì, lo sarebbe anche per noi.
Se c’è chi oggi vuole cancellare questa T, noi invece la ricalchiamo, la evidenziamo, la rivendichiamo e la esaltiamo. In tutta la sua forza. Raccontiamo sì gli attacchi che la comunità trans ha subito, ma raccontiamo anche la sua cultura, il suo valore e la sua bellezza. Parleremo di cinema, libri, teatro e di tutte le espressioni culturali che la comunità trans ha regalato e continua a regalare al mondo.
La nostra libertà dipende dalla coesione e dalla tenacia. Difendere le persone transgender oggi significa difendere l’intera comunità LGBTQIA+ e, con essa, i diritti fondamentali di tutti. Non possiamo permettere che si torni indietro. La nostra esistenza, la nostra dignità e il nostro futuro dipendono dalla lotta collettiva. E questa lotta non può mai lasciare indietro nessuno. Storicamente, idealmente, concretamente.