La strategia della demonizzazione – Un caso simbolico è quello di una dipendente transgender di un’azienda con contratti federali negli USA. Dopo un ordine esecutivo di Trump, si è vista costretta a usare il bagno corrispondente al sesso assegnato alla nascita subendo umiliazioni e rischiando la propria sicurezza. Ha raccontato di essere stata sottoposta a molestie sul lavoro, con domande invasive e atteggiamenti umilianti. È solo un esempio di come una politica discriminatoria possa tradursi in violenze quotidiane.
Le persone transgender rappresentano meno dell’1% della popolazione: un bersaglio facile per chi vuole costruire consenso diffondendo paura. I regimi autoritari iniziano sempre col colpire i gruppi più vulnerabili, perché sanno che in pochi si opporranno. Ma se lasciamo passare in silenzio un’ingiustizia, ne seguiranno altre. La storia lo dimostra.
La normalizzazione dell’odio – Immaginate di svegliarvi e scoprire che la vostra identità è considerata una malattia mentale, che vi è vietato accedere a spazi sicuri e che la vostra stessa esistenza viene messa in discussione. Non è un’ipotesi remota: piattaforme social come quelle di Facebook e Instagram hanno cambiato le loro regole permettendo di dire che essere trans è un disturbo mentale, a patto che venga detto con “toni pacati”. Come se negare l’esistenza di qualcuno con gentilezza fosse meno violento.
Nel frattempo, i programmi di inclusione vengono cancellati e chi detiene il potere decide che certe discriminazioni non sono un problema. Ma lo sono. La storia lo ha già dimostrato: quando il linguaggio dell’odio diventa normale, le conseguenze possono essere devastanti. E noi non possiamo permettere che accada di nuovo.
Minacce ai diritti fondamentali – Kristen Waggoner, l’avvocata che ha contribuito alla cancellazione della storica sentenza Roe vs. Wade—che garantiva il diritto all’aborto, ma la cui revoca ha restituito agli Stati la competenza in materia, riattivando leggi che lo vietavano—ha ora nel mirino il matrimonio egualitario. La Waggoner è alla guida dell’Alliance Defending Freedom (ADF), un potente gruppo conservatore religioso che sta lavorando per riportare il matrimonio alla sua “forma tradizionale”: solo tra un uomo e una donna. La loro strategia legale è efficace, silenziosa e pericolosa.
Criminalizzazione dell’identità – In Texas è stato proposto un disegno di legge che potrebbe trasformare l’essere transgender in un reato penale grave. Cosa vorrebbe dire in pratica?
- Nessuno, nemmeno gli adulti, potrebbe più ricevere cure mediche per adeguare il proprio corpo alla propria identità di genere.
- I medici rischierebbero pene severe solo per aver prescritto cure ormonali o bloccanti della pubertà.
- Dichiararsi trans in un documento ufficiale potrebbe diventare un reato.
Tutto questo parlare contro le persone transgender non è mai stato davvero per lo sport, per la protezione delle donne o dei bambini, né per i bagni. L’obiettivo è sempre stato far sparire le persone trans, anche se nessuna legge potrà mai cancellare la loro identità. Si limiterà a rendere la loro vita più difficile, che è esattamente ciò che vogliono..
La censura delle parole – Negli Stati Uniti, parole come “LGBTQ”, “crisi climatica” e “pronomi neutri” stanno scomparendo dai siti governativi. Non è un caso: eliminare un termine dal linguaggio ufficiale significa eliminarlo dal dibattito pubblico. Cancellare certe parole non significa solo censurare: significa riscrivere la realtà. Ed è così che comincia ogni forma di repressione.
Secondo un’analisi del New York Times, Trump ha bandito o sconsigliato l’uso di numerosi termini nei documenti ufficiali. Questi includono parole come “accessibile”, “attivismo”, “trans (e derivati)”, “inclusivo”, “diversità”, “pregiudizio”, “LGBTQ (e tutto ciò che riguarda la comunità)”, “violenza di genere”. L’obiettivo dichiarato di questa politica è eliminare programmi e iniziative che promuovono la diversità, l’equità e l’inclusione (DEI) all’interno del governo federale. Un’operazione di riscrittura della realtà che mira a cancellare intere identità, negandone persino il linguaggio.
La censura delle parole legate alla diversità e all’inclusione voluta da Trump rischia di cancellare persino i trionfi militari, come dimostra l’ordine di Pete Hegseth, segretario della Difesa, di rimuovere il nome “Enola Gay” dai documenti ufficiali perché contiene la parola “gay”. Questo bombardiere, noto per aver sganciato la prima bomba atomica su Hiroshima nel 1945, non ha alcun legame con l’omosessualità, essendo semplicemente il nome di battesimo della madre del pilota.
A metà febbraio 2025, il National Park Service ha compiuto una scelta simbolica e controversa: ha rimosso la “T” dall’acronimo “LGBTQ+” e cancellato ogni riferimento alle persone transgender dal sito dello Stonewall National Monument, un luogo storico che ha visto nascere la rivolta di Stonewall e il movimento per i diritti civili LGBTQ+. Fino a pochi giorni fa, il sito riportava chiaramente che, prima degli anni ’60, vivere apertamente come persona lesbica, gay, bisessuale, transgender e queer era considerato illegale; ora si parla solo di LGB, eliminando il riconoscimento del ruolo fondamentale delle persone transgender. Questa decisione, in linea con una serie di provvedimenti restrittivi dell’amministrazione Trump, non rappresenta semplicemente una modifica terminologica, ma un tentativo di riscrivere la storia cancellando le esperienze e i contributi di chi ha lottato per la libertà e l’inclusione. Tale revisionismo mina il riconoscimento della diversità e perpetua un clima di esclusione che non può essere accettato in una società che si dice democratica e inclusiva.
“Eh, gli USA hanno queste posizioni estreme ma qui siamo in Italia…”
Forse ci sembra una questione distante, ma la verità è che in Europa stanno già emergendo gli stessi discorsi e le stesse strategie. Le ideologie reazionarie viaggiano veloci e attecchiscono dove trovano terreno fertile. Per questo è fondamentale restare informati. Se i media italiani non parlano abbastanza di questi temi, possiamo comunque informarci in modo autonomo. Seguire attivisti e persone transgender statunitensi sui social, guardare video e leggere articoli su come le politiche di Trump stanno colpendo la comunità LGBTQ+ può essere un primo passo. Gli algoritmi delle piattaforme digitali tendono a proporre contenuti simili a quelli che visualizziamo: più interagiamo con fonti affidabili su questi argomenti, più riceveremo aggiornamenti rilevanti. L’informazione è il primo strumento di resistenza: sapere cosa sta accadendo negli Stati Uniti ci permette di riconoscere segnali simili in Italia e di agire, anche nel nostro piccolo, per contrastare ogni forma di discriminazione. E più persone si informano, più sarà difficile manipolare l’opinione pubblica. Alla fine, l’arma più potente dei movimenti reazionari è l’ignoranza. E combatterla è responsabilità di tutti.
[Foto: Sean Ferigan – Unsplash]